Tutti gli autogol del presidente: Bertolucci oggi al lavoro per il Pnrr, ma Costa non lo sa

Prima il numero uno del Ducale fa uscire un comunicato in cui rivela la posizione della direttrice senza confrontarsi con lei e ottenere riscontro ufficiale, quindi nelle interviste rilasciate ai quotidiani cartacei genovesi prima ammette candidamente lo spoils system («Hanno deciso Bucci e Toti»), quindi dichiara che non sa quando Bertolucci rientrerà al Ducale «Ha tanti giorni di ferie accumulati che deve smaltire entro l’anno – dice -. Ci comunicherà il piano ferie». Ma noi oggi abbiamo trovato la direttrice nel suo ufficio, a preparare un documento urgente da inviare al ministero entro domani, per il Pnrr. Per costa può restarne il Rup, ma sul bilancio dell’ente peserebbero 70/80 mila euro in aggiunta allo stipendio del nuovo direttore. Sui social, la solidarietà e lo sconcerto della città e del mondo della cultura locale e nazionale


«Bertolucci, che ci fa in ufficio?». Chi oggi ha avuto la ventura di passare per la direzione di Palazzo Ducale ha trovato la “Dogaressa” (il suo tag su Facebook, insieme a #direttorefelice) al lavoro. Sul tema del mancato rinnovo continua a non parlare, ma spiega, su richiesta, perché è rientrata dalle ferie il 31 luglio: «C’è da mandare al ministero un documento, la scadenza è il 1º agosto». Il presidente Costa, evidentemente, non lo sapeva.

Forse non sa (oppure sì) che scegliendo un nuovo direttore e proponendo sulle pagine del Secolo XIX, nell’intervista di Annamaria Coluccia, Bertolucci «potrebbe continuare ad avere l’incarico di Rup (per il Pnrr n. d. r.) se lo volesse», la Fondazione dovrebbe farsi carico di altri 70/80 mila euro oltre allo stipendio del direttore stesso. Il compenso del Rup va a percentuale ed è stabilito dalle norme nazionali e la cifra è quella. Un aggravio di spesa incomprensibile, perché nessuno (compresi gli stessi vertici della Fondazione) hanno mai avuto da lagnarsi per il lavoro fatto da Bertolucci, perché l’incarico di Rup risale a pochi mesi fa e se si desiderava cambiare direttore sarebbe stato scontato incaricare un’altra persona, perché non si capisce per quale motivo (non lo capisce la città, stando alla valanga di commenti sui social) la direttrice non andrebbe bene nel suo ruolo, ma in quello di Rup (responsabile unico del procedimento dei fondi Pnrr per il Ducale) sì. Costa aggiunge «Se invece Bertolucci si dimettesse da responsabile dei procedimenti, dovremo cercarne un altro, ma non credo che questo determinerà particolari ritardi». Le pratiche Pnrr, però, non sono affatto semplici e prevedono continui e complessi adempimenti. Tanto che Bertolucci, in piena tempesta, è rientrata oggi, interrompendo le ferie, proprio per uno di quegli adempimenti obbligatori che se non si soddisfano si perde tutto. Bertolucci ha costruito il bando grazie al quale Palazzo Ducale ha vinto insieme ad altre quattro realtà nazionali ricevendo, tra l’altro il contributo più alto. Insomma, Costa la fa facile, ma così facile non è. Soprattutto per chi non ha seguito la partita dall’inizio.
Intanto da soggetti dell’ambito culturale e cittadino, anche di medesima parte politica della giunta, piovono commenti di solidarietà alla Dogaressa.
Paolo Masini, presidente del Mei (Museo nazionale dell’immigrazione) è tra i primi: «Raramente girando per l’Italia, ho trovato una professionista preparata, puntuale e allo stesso tempo fantasiosa, coraggiosa e pronta all’ascolto come Serena Bertolucci. Da italiano spero solo che non ce la rubino da qualche parte del mondo….».
Laura Gazzolo, presidente della Sezione Turismo, Cultura e Comunicazione di Confindustria Genova e Coordinatore regionale del Turismo per Confindustria Liguria dice del post di Luca Bizzarri, ex presidente dell’Istituzione, che attacca frontalmente l’attuale consiglio «Aspettavo di leggerlo, Luca dice spesso quello che vorrei esprimere». Poi rincara la dose: «Serena Bertolucci è una risorsa fondamentale della nostra città. Perderla facendo finta che non sia una volontà di nessuno è veramente ridicolo. La stima è grandissima, il bene pure, ma quello la Sere lo sa».
Il prorettore dell’Università di Genova e professore Universitario Fabrizio Benente attacca: «Nel mondo dei saperi, ci sono processi che non si possono “governare”, e ci sono persone e professionalità che non si fanno governare. Poi, ci sono scelte politiche degne del sublime Tafazzi…». Quindi, in un altro post, rincara la dose: «Quanto sta accadendo a Serena Bertolucci non può essere certamente paragonato a quanto capitato qualche anno fa con la direzione del Musel di Sestri Levante. Ovviamente c’è una differenza siderale tra le due istituzioni e c’è il livello professionale straordinario di Serena. Tuttavia, anche in quel caso, c’era un direttore scomodo che “scadeva”, c’era una volontà politica di eutanasia, e c’era un “braccio” esecutivo da armare. Le risposte sulle politiche culturali a Genova e in Liguria sono abbastanza semplici: ogni forma di autonomia nell’esercizio del sapere spaventa chi non la comprende, chi non la possiede e chi non la può controllare».
Andrea Carratù, presidente leghista del Municipio Centro Est, è sconcertato dalla decisione: «Ho letto con stupore che si mette in discussione il rinnovo di Serena Bertolucci nell’incarico di direttrice di Palazzo Ducale – dice -. A me, invece, sembrava scontato vista la grande esperienza in campo culturale e l’enorme lavoro svolto fino ad oggi nella nostra città, prima a Palazzo Reale e poi al Ducale. Bertolucci è donna che va oltre al semplice svolgimento di un compito, ma che ha sempre pronta un’idea o un consiglio da condividere con chi le chiede un parere per sviluppare turismo e cultura».
Persino i comitati del centro storico sono esterrefatti: «Dopo Bizzarri arriva il turno della Bertolucci – scrive Christian Spadarotto, presidente dell’associazione «Via del Campo e Caruggi -. Siamo sbigottiti. La domanda è semplice: chi ha deciso? Quali sono le ragioni? Perché come cittadini, vorremmo saperlo…». Bertolucci è amata nel centro storico perché ha sempre cercato di aprire il Ducale alla città veccia, con moltissime iniziative che le hanno portato riscoperta dei valori e animazione culturale di livello.
Oltre la partita Pnrr, in questi anni Bertolucci ha rimesso a posto il bilancio dopo la voragine della disastrosa mostra su Paganini, ha creato mostre che hanno riportato gente a Palazzo, come quella di Escher e quella di Monet, ha chiuso ogni anno con bilanci sempre in equilibrio anche nel periodo Covid, senza che le istituzioni fondatrici dovessero aggiungere continuamente contributi come accade normalmente per altre istituzioni cittadine (l’ultima iniezione di denaro al Carlo Felice è stata votata nei giorni scorsi); ha guidato il Ducale a essere tra le prime istituzioni culturali in Italia a riaprire. Il Ducale, grazie a Bertolucci, ha ricevuto un premio per “La mostra che non c’è” (una mostra virtuale trasmessa sui canali social della Fondazione durante il periodo Covid) e un premio per i “5 minuti con Monet”, a tu per tu con uno dei quadri delle ninfee del celebre pittore impressionista. I bilanci sono rimasti in pari, ma sono invece andati avanti i necessari lavori di recupero: il restauro delle due facciate monumentali, il restauro dell’affresco dello stemma di Genova, il restauro degli stucchi del cortile minore. Bertolucci ha proposto la riapertura di Casa Luzzati (chiusa da tempo al Porto Antico) al Ducale e, ultima cosa in ordine di tempo, è riuscita a trasformare il sequestro di un quadro di Rubens (per questioni relative alla proprietà e non alla mostra in corso a Palazzo) in un’opportunità, ottenendo di poter continuare a esporre l’opera sequestrata, cosa mai accaduta prima. Difficile spiegare perché si interrompe l’esperienza, se le voci che circolano fossero vere. In questo periodo, non a caso, il Mic (ministero della Cultura) ha iniziato a contribuire al funzionamento del Palazzo. Bertolucci, insieme a Giacomo Montanari (che è anche professore a Unige) e al Tavolo della Cultura, è riuscita a spuntarla con una progetto che ha fatto di Genova la capitale italiana del libro, portando nelle casse del Comune 500.000 mila euro. A fronte dei molti post e foto insieme alla Direttrice, uno dei silenzi più assordanti di questi giorni, insieme a quelli dei vertici delle istituzioni che secondo Costa hanno deciso al posto suo e del consiglio, è proprio quello del consulente del Sindaco e coordinatore del Tavolo della Cultura Giacomo Montanari.
Aggiornamento 1º agosto: Montanari, questa mattina, ha scritto un lungo e interessante post sulla propria bacheca


Per tornare alle testimonianze di stima e di affetto, altre ne arrivano dal mondo della Cultura, non solo genovese.
Emanuele Conte, regista e scenografo, presidente e regista residente della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse scrive: «In questi anni Palazzo Ducale si è veramente aperto alla città diventando fondamentale collettore culturale del territorio, non riesco a trovare nessuna buona ragione per non confermarne Serena Bertolucci alla direzione, chi ne ha le espliciti, per piacere. A perderci è Genova»
Cristina Miedico, conservatrice della Fabbrica del Vapore di Milano (uno spazio del Comune di Milano gestito da Direzione Cultura quale luogo per la realizzazione di interventi di promozione della creatività giovanile, di intrattenimento e aggregazione) scrive: «Serena Bertolucci eccellenza italiana felice di fare il proprio lavoro, in cui ha messo anima, cuore e rara competenza».
Sulla pagina di Bertolucci ci sono anche i post e i like di guide turistiche e di molti direttori di musei italiani. Poi la solidarietà, lo sconforto, il dispiacere di tanti cittadini, anche quelli che non la conoscono direttamente. I commenti sui social a proposito della decisione di non rinnovarle il contratto sono feroci, impietosi, non solo da parte di chi ha orientamento politico diverso dalle giunte comunale e regionale.
I decisori sono nella tempesta e ricevono critiche pesanti. A Palazzo Ducale le polemiche non fanno certo bene. A causa delle dichiarazioni di Costa ai media, PalDuc ne esce come una fondazione di diritto privato asservita alla politica. La spiegazione che Bertolucci non sarebbe rinnovata per fine mandato secondo lo statuto è deboluccia: il precedente direttore, Pietro Da Passano fu infatti rinnovato e le regole non sono cambiate. In tanti si chiedono perché non rinnovare di un anno per consentire la chiusura dei lavori finanziati col Pnrr e si chiedono anche come si farà a preparare il testo del bando per la manifestazione di interesse in pochi giorni. Molti, infine, criticano la pubblicazione “ferragostana” (dovrebbe uscire il 10 agosto) e il fatto che, a quanto è dato di capire, dopo il parere di advisor ed esperti (e giù altri quattrini da sborsare per il Ducale), sarà, in definitiva, il Consiglio a decidere. Sarà una manifestazione di interesse, non un concorso.
In copertina: foto di Jacopo Baccani


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